Testimonianza di Valentina Braglia di Pegognaga

•12 Aprile 2009 • Lascia un Commento

Prima di tutto devo dire che provengo da una famiglia antifascista.

A Sacca c’è sempre stato un gruppo di antifascisti attorno a mio padre e soprattutto a mio zio. Tornando indietro nel tempo, al 1927 o 1928, ricordo che un giorno mio fratello incollò sulla porta di casa dei volantini trovati dietro un quadro. Inneggiavano al l° maggio e al socialismo: bianchi con le scritte in rosso. Io ero ragazzina ma certamente capivo che erano cose segrete e pericolose perché lavorai molto per staccarli subito, prima che qualcuno vedesse. Di volantini comunque ce ne dovevano essere molti anche in altre parti, perché il l° maggio di quell’anno il paese fu coperto da quei volantini. Di prima mattina la gente che andava a lavorare li trovava dappertutto. Dopo qualche giorno vi furono diversi arresti. Ci fu chi rimase dentro qualche mese e chi qualche anno come mio zio. I fascisti poi venivano spesso a casa mia. Era ancora viva mia madre e loro approfittavano sempre di quelle sere che gli uomini erano fuori. Guardavano sotto i materassi di noi bambini, dietro i quadri, vuotavano i cassettoni. Quando diventai più grande mi dettero da leggere dei libri, dei volantini e in casa si parlava apertamente dell’antifascismo e del socialismo. Ricordo tra i libri  «La madre», «Il tallone di ferro». Erano vecchi libri, sciupatissimi, passati per tante mani. Durante la guerra cominciai anch’io a dare il mio contributo. Facevo la sarta e avevo alcune ragazze: la Frigeri Santa, la Farina Ates e poi la Papazzoni Elsa. Queste ragazze collaborarono con me. Da Marzetelle ricevevo dei volantini e «Noi Donne» che era una paginetta ciclostilata. Ospitavamo dei partigiani. In paese e tutto attorno c’erano dei posti fissi e i partigiani passavano per sicurezza da una casa all’altra. Noi dovevamo mantenere i collegamenti tra questi partigiani e quelli di Pegognaga e Marzetelle. Portavamo messaggi e talvolta anche caricatori. Ho un ricordo molto vivo che risale al marzo del 1944. Lo stradino Begotti mi portò un bigliettino da consegnare urgentemente ai miei cugini Braglia di Marzetelle. Mi chiese «Hai la tessera di riconoscimento?». Io non l’avevo. «Allora sta attenta, al Ponte Saino i tedeschi e i fascisti hanno fatto un posto di blocco». Era in corso quel grande «rastrellamento dei mongoli» che da Moglia veniva su a Pegognaga e che spaventò tutti. Presi un vestito da provare — era la mia giustificazione — nascosi il biglietto nello scatolino degli spilli e partii. Al ponte c’erano tedeschi, fascisti e due mitragliatrici puntate ai lati della strada e uomini e donne fermi nei fossi laterali. Per fermare la gente le scuse erano infinite: la bicicletta non in regola, la mancanza di carte di riconoscimento o semplicemente qualche sospetto. Io spiegai che dovevo andare a Valle Villoresi, una corte appena più in là, a provare un vestito. I tedeschi e i fascisti confabularono, poi mi lasciarono andare invitandomi a ritornare presto che mi avrebbero aspettato. La gente ai lati non disse una parola; ce n’era che conoscevo e che mi conosceva. A Valle Villoresi non conoscevo nessuno, ma dovevo andarci per forza. Alla famiglia che vi abitava chiesi informazioni sulle scorciatoie che dovevo prendere per andare a Marzetelle. Senza domandarmi niente, un uomo si offerse di accompagnarmi per un pezzo di strada e la famiglia mi tenne in deposito la bicicletta. Era piovuto, la campagna era tutta fango, la strada era lunga e c’era un fosso pieno d’acqua da passare. Stanca morta, con le scarpe piene d’acqua e pesanti di fango arrivai verso sera dai miei cugini che non trovai perché il rastrellamento aveva costretto tutti gli uomini a nascondersi. C’era il problema del ritorno. Aspettai e a sera fatta un ragazzo mi riportò a casa sulla canna della sua bicicletta. Il posto di blocco non c’era più e uno solo dei fermati fu portato al campo di concentramento di Gonzaga. Quel giorno ebbi proprio paura di non farcela. Nell’inverno del ‘44-45 divenni componente del locale Comitato di Liberazione. Facemmo la prima riunione in una stalla, con una candela che tenevamo in mano un po’ per ciascuno. In quelle riunioni discutevamo anche delle azioni che dovevano aver luogo nei dintorni di Sacca. Un ricordo divertente che voglio dire è legato ai giorni immediatamente precedenti la Liberazione. A casa mia c’era un rustico interrato, seminascosto. Serviva per le riunioni, quando c’era da decidere qualche azione, quando dovevamo preparare i pacchi di indumenti per i partigiani, ed era anche il rifugio antiaereo. Il 20 o il 21 aprile gli uomini ci invitarono a preparare per la Liberazione delle strisce tricolori, delle bustine con le stelle rosse, dei bracciali tricolori e rossi, delle coccarde e dei grembiuli rossi. Io e le ragazze che lavoravano con me lavorammo in quel rifugio per due notti e un giorno e preparammo tutto l’occorrente non solo per Sacca ma anche per Pegognaga. Intanto i tedeschi scappavano, cercavano di nascondersi nelle case senza riuscirvi e gli aerei bombardavano. È di quel periodo il disastro di Portiolo. Il giorno della Liberazione accogliemmo gli americani con grande entusiasmo e con tutte le nostre fasce, bustine, coccarde, grembiuli. Per circa due settimane andammo in giro vestite con quella specie di divisa per ogni tipo di lavoro fino a quando gli americani cominciarono a chiamarci «russiane, russiane» e il comandante si lamentò perché c’era dappertutto troppo rosso. Allora ce lo togliemmo….

Relazione di Bianca Fiori Verona

•12 Aprile 2009 • Lascia un Commento

Relazione di  Bianca Fiori Verona della Presidenza dell’UDI

Bianca Fiori Verona

foto del 1943

Nel corso di questi vent’anni, diversi mantovani hanno parlato e scritto sulla Resistenza, portando un contributo  personale o di gruppo alla conoscenza ed  allo studio  di questo periodo della nostra storia. È certo che l’esame non è ancora stato approfondito nei suoi vari aspetti.
In questo ventennale della Resistenza, del voto alle donne e della fondazione di «Noi Donne» — giornale degli ex-Gruppi di Difesa della Donna — noi abbiamo sentito quanto fosse lacunosa la nostra conoscenza dell’attività femminile di quel glorioso periodo.
Tutti sappiamo che una delle caratteristiche della Resistenza consiste nella larga partecipazione delle donne come protagoniste della storia nazionale e anche a Mantova l’attività femminile clandestina è stata, in rapporto alle forze dei partiti antifascisti e delle formazioni militari partigiane, un fatto rilevante, che trova un certo riscontro solo nelle lotte politiche e sindacali del primo novecento.
Dedichiamo il convegno di oggi all’attività delle resistenti perché noi dobbiamo soprattutto ad esse l’estensione del diritto di voto ottenuta nel gennaio 1945 e l’inizio di quella fase della battaglia per l’emancipazione femminile che ci ha permesso di conquistare notevoli successi in questi ultimi vent’anni. Anche nel campo delle rivendicazioni femminili tutto ciò che sinora si è realizzato era già stato pensato, discusso, voluto dalle donne che agirono durante la lotta di Liberazione.

neve al ticinese

•8 Maggio 2008 • Lascia un Commento

La Zattera pedonale continua : città supposta

•19 Aprile 2005 • Lascia un Commento

progetto di : Enrico Manca e Giulia Sartore – gruppo 05
giulia enrico

L’ambientazione
La zattera pedonale continua collega velocemente i nodi urbani, la sua struttura non ha una forma precisa, stabilita o consigliata ma rappresenta un susseguirsi di spazi caratterizzati dalla loro labilità, porosità e adattabilità a diverse condizioni. La zattera pedonale è legata intimamente al quotidiano vivere la città da parte dei cittadini; assumendo spesso connotazioni private o semipubbliche.

La trama e i personaggi

Questo tessuto è inteso come una “zattera pedonale continua”.
I suoi elementi base sono: calli, campi, ponti….segue.
0501calli.jpg

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From the Land to the Pure Land – I

•19 Aprile 2005 • Lascia un Commento

Il tempio della Terra Pura di
Tadao Ando gruppo 01 Elisa  De Cecchi e Riccardo Sidoti
Tadao AndoElisaRiccardo

il tempio Komyo Ij

seguono >> L’ambientazione, la trama e i personaggi, il movimento e gli eventi : lo storyboard,  bibliografia e documentazione

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